Quando un avversario ti ricorda una foto scattata insieme anni prima, può farti molto piacere. Poi guardi quanto era piccolo lui, fai due conti e l’entusiasmo si ridimensiona. A Brian Sacchetti è successo con Donati di Fabriano, che durante una partita gli si è avvicinato per salutarlo e gli ha poi mandato la fotografia. Un gesto affettuoso, ricambiato volentieri. Almeno fino a quando lo stesso Donati non gli ha soffiato un rimbalzo d’attacco. Va bene il rispetto per i più esperti, ma senza approfittarsene.

Sacchetti racconta l’episodio ridendo, ospite della secondapuntata della terza stagione di Dillo a Boncio. È appena arrivato alla Pielle,ha già sollevato la Supercoppa di Serie B e sta prendendo confidenza con unacittà che la pallacanestro la discute anche quando sarebbe il momento diparlare d’altro. I tifosi livornesi, del resto, li conosceva già da avversario.Averli dalla propria parte rende l’accoglienza decisamente più piacevole.

A quarant’anni porta con sé una carriera cominciata nelvivaio di Varese, dopo essere nato a Moncalieri nel 1986. Il debutto tra isenior arriva a diciassette anni, a Castelletto Ticino; poi Ferrara, laconquista della Serie A e sette stagioni a Sassari. Seguono Brescia, Verona,Treviglio, Roseto e Latina, prima dell’approdo in biancoblù. Il bilanciocomprende oltre 400 presenze nella massima serie, più di 90 nelle coppe europeee 20 in Nazionale. In bacheca ci sono uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppaitaliana.

Numeri che riportano soprattutto a Sassari e a quellastagione 2014-15 nella quale la Dinamo si prese tutto. Parlandone, Brian siferma un momento: gli viene ancora la pelle d’oca. Ricorda un gruppo affamato,pieno di giocatori che avevano qualcosa da dimostrare. E ricorda David Logan,il compagno silenzioso al quale affidare il pallone quando la partita diventavacomplicata.

Dopo lo scudetto arrivarono i festeggiamenti. Prima una serata in albergo a Modena con le famiglie, quasi tranquilla. Quasi sospetta, considerata l’occasione. Il motivo diventa chiaro ascoltando cosa li aspettava al rientro in Sardegna: la folla all’aeroporto di Olbia, il pullman fermato nei paesi lungo il tragitto, una città intera pronta ad abbracciarli. Sacchetti le definisce tra le quarantotto ore più difficili della sua vita. Il racconto dei frigoriferi portatili sul pullman aiuta a intuire perché.

Dell’Eurolega, invece, gli è rimasta addosso soprattutto unasensazione. Essere in quintetto, con il pallone in mano, ascoltare la sigla eguardare da vicino quei campioni che fino a poco prima vedeva in televisione.«Cacchio, ma io ci sono anch’io». A Madrid, a Mosca, a Kaunas: cambia ilpalazzetto, resta quella meraviglia. Nell’intervista torna anche sull’incontrocon Arvydas Sabonis nel tunnel della Žalgirio Arena. Per qualche istante, ilprofessionista lascia spazio al tifoso.

È cresciuto così, guardando il basket da vicinissimo. Suo padre Meo è stato il primo idolo e il motivo per cui ha scelto il numero 14. Brian racconta di non aver mai immaginato un piano B: voleva diventare un giocatore e ha lavorato per arrivarci, imparando anche a convivere con leaspettative e i giudizi legati al cognome.

La sua idea di stare in una squadra emerge chiaramentequando gli viene chiesto cosa significhi essere un uomo spogliatoio. «Devoessere il miglior compagno di squadra possibile», risponde. Incoraggiare chiesce dal campo, farsi trovare disponibile, rendere più semplice il lavorodell’allenatore. È un contributo che aiuta a capire il posto occupato daSacchetti nella pallacanestro italiana, dentro gruppi capaci di vincere e nellesquadre alle quali ha portato esperienza.

A Livorno ritrova anche Andrea Traini. Hanno già condiviso Brescia e Roseto, ma il legame va ben oltre le maglie indossate insieme. Brian lo considera un fratello minore; quando ne parla, il tono cambia. Averlo accanto ha pesato anche nella scelta della Pielle.

Sulla musica, invece, la disponibilità verso il prossimoincontra qualche limite. Sacchetti ascolta heavy metal, comprese le canzoni cheaccompagnano il tragitto prima delle partite. I compagni possono lamentarsi, mala sua conclusione è già pronta: «Secondo me sbagliano tutti gli altri». Unpunto all’ordine del giorno della prossima riunione di spogliatoio.

Per adesso, comunque, smettere può aspettare. Brian sidiverte ancora ad allenarsi, a partire in trasferta, a passare tempo con icompagni. Sa che un giorno gli mancheranno perfino tante abitudini alle qualioggi non fa caso. La preparazione atletica, precisa, probabilmente no.

Intanto Livorno gli ha già fatto sentire il proprio affetto. Resta da completare l’inserimento gastronomico: al momento dell’intervista il 5e 5 non lo aveva ancora assaggiato. Dopo tanti anni a scegliere il tiro giusto, toccherà scegliere anche il tortaio.

L’intervista integrale a Brian Sacchetti è disponibile sul canale YouTube di Dillo a Boncio da mercoledì 21/10, nella seconda puntata della terza stagione. Per i festeggiamenti di Sassari conviene sentire direttamente lui: sulla versione dell’“acqua frizzante” abbiamo ancora qualche dubbio.

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