Per mettere in difficoltà Marco Perin basta una domanda: giocheresti l’Eurolega con la Mens Sana, rinunciando a vedere il tuo BLU per un anno? A Dillo a Boncio abbiamo provato. E per uno che alla voce “serata ideale” risponde pizza ed Eurolega, il fatto stesso di doverci pensare racconta già qualcosa.
Grossetano, classe 1993, Perin quella Montepaschi l’ha vissuta da dentro: prima nel vivaio, poi facendo parte del roster della prima squadra, allenandosi con i campioni e trovando spazio anche in partita. Il percorso senese comincia con un anno alla Virtus, prima del passaggio alla Mens Sana e dell’esordio in Serie A. Un ricordo conservato anche in una fotografia nello studio di suo padre: Marco in palleggio, Simone Pianigiani sullo sfondo. Nella sua memoria, quell’ingresso in campo prosegue con una penetrazione e un assist per Pietro Aradori. Per un giovane playmaker, un modo niente male di presentarsi.
I ragazzi delle giovanili dovevano assistere alle partite della prima squadra. Lui arrivava un’ora prima: voleva vedere come si preparavano. Il suo riferimento era Nikos Zisis, soprattutto per quella calma con cui riusciva a mettere ordine in mezzo a tanto talento. Di Rimantas Kaukenas gli è rimasta impressa la determinazione nell’affrontare un grave infortunio, tornando subito in palestra a lavorare. A quell’età osservava tutto, convinto che anche un dettaglio potesse servirgli.
Una bella scuola per un giovane playmaker. Anche se qualche lezione poteva finire con una spedizione anticipata sotto la doccia: nell’intervista c’è pure quella, e non la racconta nascondendosi.
Da lì comincia una carriera passata attraverso piazze come Livorno, Faenza, Piacenza e Mestre, prima del ritorno a Siena. Maglie diverse, ambienti esigenti e parecchia strada. A Livorno, con il Don Bosco, arriva una retrocessione che ancora brucia. Alla Bakery Piacenza, invece, conquista Coppa Italia di Serie B e promozione in A2, ritrovando Federico Campanella, già conosciuto nelle giovanili senesi.
Di quella squadra parla ancora come di una famiglia. E tra le partite che si porta dietro sceglie gara tre della finale contro la Libertas, a Livorno: una serata affrontata con la convinzione di potercela fare, dentro un ambiente che non regalava niente. Gli amaranto, probabilmente, la selezione dei ricordi l’avrebbero fatta diversamente.
Il ritorno alla Mens Sana, però, ha un significato particolare. Perin aveva conosciuto una Siena abituata a giocarsela con le grandi d’Europa. Ritrova una realtà che, dopo i fallimenti e la ripartenza dalla Promozione nel 2019, si è ricostruita un campionato alla volta, sostenuta da un pubblico che ha continuato a esserci anche quando il nome sull’altra maglia era decisamente meno famoso.
Nell’intervista racconta di aver cercato quel ritorno. Seguiva i video dei tifosi, riconosceva quel calore e, una volta rientrato, ha ritrovato anche persone dello staff dei suoi anni giovanili. La categoria era diversa, ma nelle attenzioni quotidiane e nel modo di vivere la pallacanestro riconosceva qualcosa di familiare. Da ragazzo cercava di imparare; adesso poteva mettere a disposizione ciò che aveva imparato.
Quando è venuto a trovarci, la scorsa stagione, il desiderio era chiaro: vincere con Siena. Nel giugno 2026 è arrivata la promozione in Serie B Nazionale, la terza serie. Un traguardo conquistato passando anche dalla delusione della finale persa con Lucca, prima dell’ultima occasione nel concentramento di Sora. Lì Perin ha lasciato il segno con tre triple nell’ultimo quarto contro Borgomanero; poi è arrivata la festa, condivisa con una tifoseria che quella risalita l’aveva accompagnata fin dall’inizio. Confermato per il 2026/27, Marco continua a farne parte.
A sentirlo parlare, comunque, il basket occupa molto più delle ore di allenamento. Le partite le guarda a tutte le ore; dell’Eurolega ama i dettagli, la circolazione della palla, la costruzione del gioco. Anche d’estate, dopo una settimana o poco più, stare fermo comincia a pesargli. La pizza, insomma, trova spazio. Il telecomando per cambiare canale molto meno.
Poi ci sono Blu, il mare e la famiglia. Appena arriva un giorno libero, la spiaggia è il posto dove riesce a staccare. Sul costato porta il volto del nonno, che lo seguiva ovunque durante le giovanili. E se immagina un canestro decisivo, il primo sguardo lo riserva proprio ai suoi, sugli spalti.
Per il futuro pensa all’Agriturismo di famiglia in Maremma: dopo aver vissuto la pallacanestro con tanta intensità, nell’intervista raccontava il desiderio di dedicarsi a qualcosa di diverso.
Intanto c’è ancora Siena. E c’è la Verbena, che pensava sarebbe diventata un’abitudine e invece continua a sorprenderlo ogni domenica.
Per il resto — le lezioni dei campioni, le cabale e quella scelta complicata tra Blu e l’Eurolega — c’è l’intervista integrale sul canale YouTube di Dillo a Boncio. La risposta, almeno quella, ve la lasciamo scoprire.
