Ci sono partite che si guardano e altre che si vivono. Quella tra Virtus Bologna e Olympiacos, per noi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

La nostra serata al PalaDozza comincia molto prima della palla a due. L’accoglienza dello staff della Virtus ci permette di vivere da vicino il riscaldamento delle due squadre e ci regala anche un incontro particolarmente piacevole con Daniele Parente, volto storico del basket livornese e protagonista della promozione del 2000/01, quella rimasta impressa nella memoria della città labronica per il celebre canestro di Ken Barlow a Reggio Emilia.

Una figura che unisce Livorno e Bologna: Parente sarebbe infatti diventato anche capitano della Virtus. Scambiare due battute con lui e trovare grande disponibilità è stato uno dei momenti più piacevoli del nostro prepartita.

Poi si riempiono gli spalti e cambia tutto.

Per la prima casalinga europea della stagione, la Virtus ritrova il PalaDozza. Il “Madison di Piazza Azzarita” accoglie 5.167 spettatori, con il pubblico bolognese caldissimo e una rappresentanza greca ridotta ma decisamente rumorosa.

La partita impiega pochi secondi ad adeguarsi all’atmosfera. Vezenkov, chirurgico come pochi, apre subito le danze dall’arco, dando il via a un primo quarto giocato a ritmi e percentuali altissimi. L’Olympiacos è trascinato da un irreale Tyler Dorsey, autore di 5 triple nei primi dieci minuti, ma Bologna risponde colpo su colpo e alla prima sirena il tabellone recita 33-30 Virtus.

Nel secondo quarto l’Oly prova il primo strappo, arrivando sul 43-35 grazie anche alla profondità delle proprie rotazioni: Fournier, Montero e un intramontabile Bryant Dunston, quarantenne ex Virtus tornato al Pireo soltanto pochi giorni prima.

Quando i greci sembrano poter prendere il controllo, però, Bologna fa ciò che forse non ci si aspetterebbe da una squadra così giovane: non si scompone. La Virtus risponde con un controparziale di 14-2 e all’intervallo è ancora tutto aperto: 49-50 Olympiacos.

La pausa regala anche la standing ovation per Alessandro “Picchio” Abbio, vecchia conoscenza del basket livornese e primo membro della nuova Virtus 100 Hall of Fame.

Nel secondo tempo è battaglia vera: cambi di vantaggio, parziali e controparziali. Vezenkov arriva quasi “silenziosamente” a quota 20, mentre Mbaye Ndiaye diventa un fattore enorme per atletismo e presenza a rimbalzo, chiudendo con 23 punti e 10/11 da due.

La Virtus entra nell’ultimo quarto avanti 75-70, poi incassa un 10-0 che sembra poter spostare definitivamente l’inerzia. Ancora una volta, però, rimane aggrappata alla partita. Moore trova triple pesantissime e Aliou Diarra raccoglie palloni dalla “spazzatura” uno dopo l’altro: alla fine saranno 18 punti e 14 rimbalzi.

A poco più di un minuto dalla fine Moore firma la tripla dell’89-89. Da lì, pura follia.

Diarra porta avanti Bologna, Ndiaye risponde con un gioco da tre punti in tap-in, tanto per cambiare. Poco dopo l’Olympiacos sembra aver recuperato il pallone giusto per correre in contropiede e sferrare un colpo pesantissimo alla partita.

Ma Moore non molla l’azione: sporca il pallone a Fournier, Carr recupera e alza per Diarra.

Alley-oop. Schiacciata. Fallo. PalaDozza in delirio.

Diarra sbaglia il libero aggiuntivo, poi dall’altra parte Montero attacca il ferro e a sei secondi dalla fine firma il 93-94.

Ultima rimessa Virtus. Palla a Marcus Carr.

Attacca Codi Miller-McIntyre, regge il contatto, side step davanti alla panchina dell’Olympiacos e tira.

Sirena. Retina. 96-94.

Il PalaDozza esplode. Carr viene travolto dai compagni davanti alla panchina greca, il gruppo finisce nella concitazione anche addosso a Bartzokas e nasce qualche secondo di tensione. Poi rimane soltanto la festa bianconera.

Carr chiude con 22 punti e 10 assist, ma la vittoria porta molte firme: la presenza dominante di Diarra, i 17 punti e i canestri pesanti di Alston Jr., il lavoro di Edwards nelle pieghe della partita.

E assume ancora più valore pensando a quanto successo appena 48 ore prima, quando la Virtus aveva perso il derby italiano di Eurolega contro Milano proprio sull’ultimo possesso. Due giorni dopo Bologna si ritrova nuovamente con una partita appesa all’ultima sirena.

Questa volta, però, il tiro decisivo è il suo.

È ancora presto, ma questa Virtus sembra aver già assorbito l’identità di Mumbrú: giovane, atletica, fisica, costruita per un basket dinamico e moderno e, soprattutto, già sorprendentemente compatta.

Per noi resta il ricordo di un’altra notte di Eurolega da raccontare. E ultimamente, con i finali al cardiopalma, ci sta andando piuttosto bene: pochi mesi fa eravamo all’OAKA per il buzzer beater di Baldwin in Panathinaikos-Fenerbahçe. Questa volta eravamo nel “Madison” di Bologna, con il tiro di Carr nella retina e 5.167 persone completamente fuori controllo.

Siamo arrivati a Bologna aspettandoci una grande serata di basket.

Siamo tornati a casa dopo aver visto una partita che difficilmente ci scorderemo.